I Martedì della Cignaroli 2026 – ciclo di incontri

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26 gennaio 2026

Martedì 10 febbraio alle ore 17 riprende il ciclo di incontri organizzati dall’Accademia Cignaroli nella sede della Società letteraria di Verona, con l’obiettivo di proporre argomenti particolari che approfondiscono aspetti poco noti dell’opera di artisti attivi in passato e in epoca contemporanea, attraverso inusuali punti di vista. 

Come nelle edizioni passate, protagonisti indiscussi del panorama internazionale e argomenti oggetto di nuovi studi sono al centro degli appuntamenti proposti tra febbraio e maggio, grazie a svariati relatori, a cui è affidato il compito di accompagnare il pubblico alla scoperta di personalità e filoni creativi sinora poco indagati, attraverso inedite chiavi di lettura. 

Introduce il calendario di incontri Fabrizio Malachin, Direttore dei Musei Civici di Treviso, che il 10 febbraio illustrerà l’opera di Mattia Bortoloni (Canda – Rovigo, 1696 – Milano, 1750), artista e frescante attivo tra la Serenissima, l’Emilia pontificia, la Lombardia austriaca e il Piemonte sabaudo. Al pittore senz’altro tra i più sorprendenti del Settecento, Malachin ha dedicato la prima monografia con relativo catalogo ragionato, edita nel 2025. Bortoloni – bizzarro, moderno, internazionale – è tra gli “estrosi” capofila della pittura rococò veneta, accostabile a Tiepolo e a Piazzetta per la propensione a una ritrattistica di forte intensità espressiva. Tra i vari, si ricordino gli affreschi realizzati nella cupola del Santuario di Vicoforte, nei pressi del comune piemontese di Mondovì, senz’altro tra le più audaci invenzioni compositive del XVIII secolo, con figure che si librano in pose acrobatiche di notevole complessità tecnica.


Introduce il calendario di incontri Fabrizio Malachin, Direttore dei Musei Civici di Treviso, che il 10 febbraio illustrerà l’opera di Mattia Bortoloni (Canda – Rovigo, 1696 – Milano, 1750), artista e frescante attivo tra la Serenissima, l’Emilia pontificia, la Lombardia austriaca e il Piemonte sabaudo. Al pittore senz’altro tra i più sorprendenti del Settecento, Malachin ha dedicato la prima monografia con relativo catalogo ragionato, edita nel 2025. Bortoloni – bizzarro, moderno, internazionale – è tra gli “estrosi” capofila della pittura rococò veneta, accostabile a Tiepolo e a Piazzetta per la propensione a una ritrattistica di forte intensità espressiva. Tra i vari, si ricordino gli affreschi realizzati nella cupola del Santuario di Vicoforte, nei pressi del comune piemontese di Mondovì, senz’altro tra le più audaci invenzioni compositive del XVIII secolo, con figure che si librano in pose acrobatiche di notevole complessità tecnica.

Il 17 febbraio Sergio Marinelli, già docente di Storia della Critica d’Arte all’Università Ca’ Foscari a Venezia e autore di monografie dedicate all’arte tra XV e XX secolo, proporrà una singolare analisi dello “studiolo”, dimostrando come il luogo dove l’artista crea e conduce i propri studi sia il condensato di un universo di pensieri e spunti creativi che trovano riflesso non solo nelle opere dell’autore. 

La disamina sarà condotta mediante una ricca selezione di riferimenti iconografici, che spaziano dal medioevo all’arte del XX secolo, con confronti che ribadiscono la rilettura inedita di alcuni capolavori del passato. Di questi ultimi saranno indagati gli aspetti che hanno influenzato anche esiti più recenti della pittura internazionale. Lo studiolo urbinate di Federico di Montefeltro, così come dipinti di autori come Cézanne e Degas a cui si deve il ritratto di Edmond Duranty, scrittore francese autore di un testo considerato il manifesto dell’impressionismo, sono solo alcuni esempi di un’ampia panoramica che condurrà il pubblico in un percorso attraverso i secoli. 


Il 17 febbraio Sergio Marinelli, già docente di Storia della Critica d’Arte all’Università Ca’ Foscari a Venezia e autore di monografie dedicate all’arte tra XV e XX secolo, proporrà una singolare analisi dello “studiolo”, dimostrando come il luogo dove l’artista crea e conduce i propri studi sia il condensato di un universo di pensieri e spunti creativi che trovano riflesso non solo nelle opere dell’autore. 

La disamina sarà condotta mediante una ricca selezione di riferimenti iconografici, che spaziano dal medioevo all’arte del XX secolo, con confronti che ribadiscono la rilettura inedita di alcuni capolavori del passato. Di questi ultimi saranno indagati gli aspetti che hanno influenzato anche esiti più recenti della pittura internazionale. Lo studiolo urbinate di Federico di Montefeltro, così come dipinti di autori come Cézanne e Degas a cui si deve il ritratto di Edmond Duranty, scrittore francese autore di un testo considerato il manifesto dell’impressionismo, sono solo alcuni esempi di un’ampia panoramica che condurrà il pubblico in un percorso attraverso i secoli. 

Il 10 marzo Elena Lissoni, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, presenterà la monografia di recente pubblicazione dedicata a Giorgio Belloni (Codogno, 1861 – Mezzegra, 1944). Una rigorosa indagine d’archivio, fondata su oltre duecento opere, offre una nuova e articolata rilettura critica del pittore lombardo, restituendo con rigore scientifico la complessità della sua parabola artistica tra Ottocento e Novecento. Curata da Elena Lissoni e Silvia Capponi ed edita dal Comune di Codogno con Dario Cimorelli Editore, la monografia Giorgio Belloni (1861-1944). Natura, luce, memoria, si configura come il più ampio e aggiornato contributo finora dedicato all’artista. Vi si documenta anche il lungo periodo trascorso a Verona – dal 1884 al 1890 – durante il quale si è confrontato con gli ambienti culturali cittadini, raggiungendo la sua maturità e affermazione nel 1887 con l’Esposizione Nazionale di Venezia. 


Il 10 marzo Elena Lissoni, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, presenterà la monografia di recente pubblicazione dedicata a Giorgio Belloni (Codogno, 1861 – Mezzegra, 1944). Una rigorosa indagine d’archivio, fondata su oltre duecento opere, offre una nuova e articolata rilettura critica del pittore lombardo, restituendo con rigore scientifico la complessità della sua parabola artistica tra Ottocento e Novecento. Curata da Elena Lissoni e Silvia Capponi ed edita dal Comune di Codogno con Dario Cimorelli Editore, la monografia Giorgio Belloni (1861-1944). Natura, luce, memoria, si configura come il più ampio e aggiornato contributo finora dedicato all’artista. Vi si documenta anche il lungo periodo trascorso a Verona – dal 1884 al 1890 – durante il quale si è confrontato con gli ambienti culturali cittadini, raggiungendo la sua maturità e affermazione nel 1887 con l’Esposizione Nazionale di Venezia. 

L’intervento “Picasso gioca”: dalla ceramica al vetro, oltre le arti decorative di Marianna Rossi – Università Ca’ Foscari di Venezia, in programma il 24 marzo, approfondirà la produzione di Pablo Picasso nell’immediato dopoguerra, marcata da una fase di vivace sperimentazione e dalla curiosità per nuove tecniche e mezzi espressivi. Dalle esperienze esplorate con gli artigiani di Vallauris in Costa Azzurra, si approfondiranno le collaborazioni meno note che, in quegli stessi anni, avvicineranno l’artista anche al vetro muranese. Attraverso un ricco repertorio ispirato al mito, a nature morte e a invenzioni surrealiste, si presenterà un Picasso talora inedito, che contribuì a rinnovare temi e tecniche tradizionalmente legate all’artigianato e alle arti decorative. 

L’intervento “Picasso gioca”: dalla ceramica al vetro, oltre le arti decorative di Marianna Rossi – Università Ca’ Foscari di Venezia, in programma il 24 marzo, approfondirà la produzione di Pablo Picasso nell’immediato dopoguerra, marcata da una fase di vivace sperimentazione e dalla curiosità per nuove tecniche e mezzi espressivi. Dalle esperienze esplorate con gli artigiani di Vallauris in Costa Azzurra, si approfondiranno le collaborazioni meno note che, in quegli stessi anni, avvicineranno l’artista anche al vetro muranese. Attraverso un ricco repertorio ispirato al mito, a nature morte e a invenzioni surrealiste, si presenterà un Picasso talora inedito, che contribuì a rinnovare temi e tecniche tradizionalmente legate all’artigianato e alle arti decorative. 

Il 12 maggio Roberto Cresti, ricercatore nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata e direttore del Museo di Palazzo Ricci di Macerata, ripercorrerà le varie fasi della ricerca di Peter Doig, pittore anglosassone vincitore nel 1991 del prestigioso riconoscimento “Whitechapel Artist Prize”. Interprete di una pittura figurativa dai colori intensi, che guarda alla cultura pop così come al modernismo europeo di inizio secolo, Doig ha esposto nei musei di tutto il mondo, divenendo tra le personalità più apprezzate degli ultimi decenni. “In mezzo a tutte le sciocchezze, gli impostori, le stupidaggini retoriche e la pura spazzatura che nel XXI secolo vene spacciata per arte, Doig è un gioiello di genuina immaginazione, lavoro sincero e umile creatività”, sono le parole del critico e scrittore inglese Jonathan Jones. 

Il 12 maggio Roberto Cresti, ricercatore nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata e direttore del Museo di Palazzo Ricci di Macerata, ripercorrerà le varie fasi della ricerca di Peter Doig, pittore anglosassone vincitore nel 1991 del prestigioso riconoscimento “Whitechapel Artist Prize”. Interprete di una pittura figurativa dai colori intensi, che guarda alla cultura pop così come al modernismo europeo di inizio secolo, Doig ha esposto nei musei di tutto il mondo, divenendo tra le personalità più apprezzate degli ultimi decenni. “In mezzo a tutte le sciocchezze, gli impostori, le stupidaggini retoriche e la pura spazzatura che nel XXI secolo vene spacciata per arte, Doig è un gioiello di genuina immaginazione, lavoro sincero e umile creatività”, sono le parole del critico e scrittore inglese Jonathan Jones. 

Il 26 maggio Giovanna Residori, curatrice della Fondazione Miniscalchi Erizzo a Verona, illustrerà un aspetto particolare dell’istituzione veronese. Il nucleo principale delle collezioni conservate a Palazzo Miniscalchi trova, infatti, la sua origine nel museo domestico di Lodovico Moscardo (1611-1681), nobile veronese che nel XVII secolo diede vita a uno dei musei privati più celebri dell’Europa barocca. Questa straordinaria raccolta, concepita come una vera e propria Wunderkammer, costituiva un microcosmo enciclopedico dove l’arte dialogava con la storia, tra erudizione e meraviglia. 

Giunte ai Miniscalchi tramite un’unione matrimoniale, le raccolte di Moscardo hanno trovato una nuova e definitiva dimora nelle sale di quello che oggi è il Museo Miniscalchi-Erizzo. Questo passaggio non ha rappresentato una semplice ricollocazione fisica, ma una vera e propria stratificazione culturale: i reperti archeologici, i bronzetti rinascimentali, i disegni e le altre opere della collezione Moscardo si sono integrati con gli arredi e le memorie della famiglia Miniscalchi-Erizzo, trasformando una residenza aristocratica in uno scrigno che racchiude una vicenda significativa nella storia del collezionismo veronese. 


Il 26 maggio Giovanna Residori, curatrice della Fondazione Miniscalchi Erizzo a Verona, illustrerà un aspetto particolare dell’istituzione veronese. Il nucleo principale delle collezioni conservate a Palazzo Miniscalchi trova, infatti, la sua origine nel museo domestico di Lodovico Moscardo (1611-1681), nobile veronese che nel XVII secolo diede vita a uno dei musei privati più celebri dell’Europa barocca. Questa straordinaria raccolta, concepita come una vera e propria Wunderkammer, costituiva un microcosmo enciclopedico dove l’arte dialogava con la storia, tra erudizione e meraviglia. 

Giunte ai Miniscalchi tramite un’unione matrimoniale, le raccolte di Moscardo hanno trovato una nuova e definitiva dimora nelle sale di quello che oggi è il Museo Miniscalchi-Erizzo. Questo passaggio non ha rappresentato una semplice ricollocazione fisica, ma una vera e propria stratificazione culturale: i reperti archeologici, i bronzetti rinascimentali, i disegni e le altre opere della collezione Moscardo si sono integrati con gli arredi e le memorie della famiglia Miniscalchi-Erizzo, trasformando una residenza aristocratica in uno scrigno che racchiude una vicenda significativa nella storia del collezionismo veronese. 

Tutti gli incontri sono aperti al pubblico, senza obbligo di prenotazione. Il programma dei singoli incontri è disponibile sul sito della Società letteraria. Sarà possibile seguirli in diretta streaming collegandosi al sito www.societaletteraria.it.

Inaugurazione: martedì 10 febbraio 2026, ore 17 

Sede degli incontri: Società letteraria, piazzetta Scalette Rubiani 1, Verona

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