Nella Sala polifunzionale della Gran Guardia, a Verona, fino al 17 maggio è in corso «Dentro fuori» della socia accademica Rosabianca Cinquetti, una mostra personale promossa dalla Società Belle arti di Verona (la pittrice ne è socia da trent’anni). L'esposizione è aperta tutti i giorni dalla 10 alle 19 a ingresso libero.
Dentro, fuori, soprattutto attraverso: la personale è un racconto di sè, un gioco di specchi per stanze poetiche: una porta-varco come prologo, il dentro che viene fuori e la luce che dall’esterno inonda gli interni. Rosabianca Cinquetti è pittrice iperrealista (fino allo scorso anno ne insegnava la tecnica alla Cignaroli) ma le sue opere non sono solo iperrealismo, implicano anche una ricerca a ritroso: con cura certosina, di effetto, l'artista ricostruisce nei luoghi e negli oggetti il proprio lessico familiare: i soggetti sono i luoghi della propria casa (in collina, a Caldiero), i mobili, un letto antico custodito con cura e rispetto, i volti di persone care nei loro portaritratti, il proprio studio, le finestre attraverso cui lo sguardo si smarrisce nell’orizzonte. Dipinti di grandi dimensioni (alcuni alti quasi tre metri e lunghi ancora di più) che trasmettono la stessa serenità dell’artista, lo stesso sentire, la convinzione che in fin dei conti non ci discostiamo molto, nella vita, dalla strada da cui proveniamo. Anche per questo, tra i dipinti, c’è l’omaggio a Francesco Giuliari, il pittore del quale Rosabianca è stata allieva, che le fece scoprire l’iperrealismo e del quale proprio un anno fa si tenne un’antologica alla Gran Guardia.
Il lavoro pittorico di Cinquetti, scrive Carmela Perucchetti nel catalogo che accompagna «Dentro fuori», ha un’impostazione severa, «un progetto lucidamente definito, fino alla sua completa esecuzione, nitida e paziente, che non conosce fretta né scorciatoie, consapevole che nella preziosità del dettaglio e nella sorvegliata successione delle velature si cela il percorso poetico alla conoscenza più intima delle cose. Entra in gioco da protagonista il tempo lento del procedere creativo, capace di trasformare la freddezza di una visione fotografica in intima proiezione dell’anima».
«Questa mostra è nata tre anni e mezzo fa», racconta Cinquetti. «Le opere si sviluppano insieme, anche se le dipingo una alla volta. Sono un unicum, sulla stessa traccia. È per questo che a volte impiego mesi per crearle».
E così si scopre che si incanalano nel solco già tracciato, ne sono la coerente continuazione. In mostra, vengono proposte per la prima volta a Verona la serie «Acciaio» esposta sinora solo a Brescia nel 2013 a San Zenone all’Arco e alla galleria civica Gian Battista Bosio di Desenzano e le opere di «Arte quotidiana» nello stesso anno nello spazio della Cantina Piona a Villafranca.